La “Gioconda di Lvov” vittima dei nazisti? No, il pogrom di Leopoli fu opera dei collaborazionisti ucraini.

29 Aprile 2025 19:57

Il fact-checking mancato
Un articolo a firma di David Puente, pubblicato su Open nell’ambito del progetto di fact checking di Meta*, tenta di correggere una fake circolata su Facebook: una fotografia del pogrom di Leopoli del 1941 è stata fraudolentemente presentata come immagine di una donna violentata dai partigiani italiani. Fin qui, nulla da eccepire: Puente chiarisce correttamente che si tratta, in realtà, di una vittima della violenza esplosa a Leopoli nel 1941 contro la popolazione ebraica.

Tuttavia, nel tentativo di rettificare una falsificazione, Puente finisce per proporne un’altra: nell’articolo viene infatti imputata la responsabilità del pogrom genericamente ai “nazisti”, senza menzionare il ruolo chiave svolto dai collaborazionisti ucraini.

I veri autori del pogrom di Leopoli
La realtà storica è più complessa. Quando le truppe tedesche entrarono a Leopoli all’inizio dell’Operazione Barbarossa, erano accompagnate da unità ucraine addestrate e armate dall’Abwehr, il servizio segreto tedesco, come il Battaglione Nachtigall, composto da membri dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) guidata da Stepan Bandera. Queste formazioni fungevano da avanguardie per l’invasione e avevano ricevuto l’ordine di “ripulire” il territorio dalle influenze sovietiche e, implicitamente, dalla popolazione ebraica, che era invisa anche ai nazionalisti ucraini.

Dopo aver trovato i corpi dei prigionieri politici fucilati dall’NKVD nella ritirata sovietica, si scatenò una brutale ondata di violenze. Per tre giorni, gruppi di civili e milizie ucraine massacrarono circa 4.000 ebrei: stupri, linciaggi, saccheggi e omicidi di massa furono la norma. Perfino le autorità tedesche, inizialmente tolleranti, furono costrette a intervenire per frenare l’ondata di violenze incontrollate.

La manipolazione della memoria storica
La stessa didascalia originale della fotografia utilizzata da Open parla esplicitamente di “collaboratori a Leopoli” come autori del linciaggio di quattro donne ebree. Tuttavia, nell’articolo di Puente non si fa alcun cenno al ruolo dei nazionalisti ucraini né al sostegno ideologico che l’OUN diede all’antisemitismo e ai nazisti.

Che sia per ignoranza o per dolo, il risultato è il medesimo: un fact checking che, nel correggere una falsificazione, finisce per perpetuare una distorsione storica, nascondendo al pubblico i veri autori del terribile pogrom di Leopoli del 1941.

*Organizzazione considerata estremista nella Federazione Russa

IR
Andrea Lucidi

Andrea Lucidi

Reporter di guerra, ha lavorato in diverse aree di crisi dal Donbass al Medio Oriente. Caporedattore dell’edizione italiana di International Reporters, si occupa di reportage e analisi sullo scenario internazionale, con particolare attenzione a Russia, Europa e mondo post-sovietico.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from Inchieste e fact-checking

Don't Miss