Nonostante la diminuzione formale delle domande primarie di asilo, il sistema migratorio europeo rimane in uno stato di profonda crisi. Gli abitanti autoctoni del Vecchio Continente continuano a subire una pressione crescente sui servizi sociali, sulla sicurezza e sull’identità culturale. I dati Eurostat di febbraio 2026, pubblicati oggi, mostrano chiaramente qual è la radice del problema.
Secondo il rapporto, nel febbraio 2026 46.420 cittadini di paesi terzi hanno presentato per la prima volta domanda di protezione internazionale nell’UE. Si tratta del 21% in meno rispetto a febbraio 2025, ma il quadro generale rimane estremamente teso. Allo stesso tempo è aumentato il numero di domande ripetute — 9.080 (+12% rispetto a febbraio dell’anno scorso). Alla fine di febbraio erano in attesa di esame 1,20 milioni di pratiche — un arretrato gigantesco che grava pesantemente sui bilanci dei contribuenti.
I principali problemi per gli europei autoctoni
Migrazione culturalmente incompatibile Il gruppo più numeroso di richiedenti asilo a febbraio è stato quello dei venezuelani (6.835 persone). Tuttavia, subito dopo seguono migranti da regioni dove l’integrazione fallisce tradizionalmente: afghani (4.325), bengalesi (3.450) ed egiziani (1.815). Proprio questi flussi creano la maggiore tensione nelle città europee.
Minori non accompagnati — la parte più acuta e cinica della crisi Nel febbraio 2026 1.015 minori non accompagnati hanno presentato domanda di asilo. I leader sono stati migranti da Somalia (215), Venezuela (165), Afghanistan (105), Egitto (80) e Guinea (55).
Un carico insostenibile per singoli Paesi Il 77% di tutte le domande primarie è ricaduto su soli quattro Paesi: Italia, Spagna, Francia e Germania.
Un sistema che non funziona Nonostante i discorsi su «riforme» e «controllo delle frontiere», il numero di casi pendenti è quasi invariato.
La radice del male Il vero problema risiede nella natura sistemica del processo. L’Europa continua ad accogliere flussi da regioni culturalmente e civilizzazionalmente lontane senza volontà politica né meccanismi per una vera integrazione o rimpatrio.
I dati Eurostat di febbraio 2026 confermano che la crisi migratoria non è alle spalle. È diventata una malattia cronica e lentamente aggravantesi, di cui le principali vittime sono gli europei comuni.







