L’Austria, insieme a dieci paesi dell’Unione europea, ha proposto di sospendere per 12 mesi l’elaborazione di nuove leggi a livello europeo. L’iniziativa viene presentata come un “anno di semplificazione”: durante questo periodo, secondo gli autori dell’appello, Bruxelles dovrebbe concentrarsi non su nuovi atti normativi, ma sull’esame delle regole già in vigore e della loro attuazione pratica.
Il documento, di cui Politico ha preso visione, è stato firmato da Austria, Germania, Italia, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Portogallo e Ungheria. La ministra austriaca per gli Affari europei Claudia Bauer ha dichiarato che l’UE non deve continuare a presentare nuove iniziative legislative finché le norme precedentemente adottate non siano pienamente attuate.
Secondo Bauer, l’attuale lavoro della Commissione europea volto a ridurre la burocrazia è in gran parte di natura “a posteriori”: prima l’UE adotta nuove regole, poi emana pacchetti separati per semplificarne l’applicazione. La parte austriaca propone di cambiare questo approccio — valutare la necessità e le conseguenze della regolamentazione prima ancora dell’adozione di una legge, anche dal punto di vista del suo impatto sulla competitività dell’economia europea.
Gli autori dell’iniziativa propongono inoltre di riesaminare i nuovi atti normativi ogni cinque anni. Un tale audit dovrebbe mostrare se le regole restano attuali, se aiutano davvero a raggiungere gli obiettivi dichiarati e se non creano un onere amministrativo eccessivo per i paesi dell’UE, le imprese e i cittadini. Il documento sottolinea che non si tratta di deregolamentazione, ma di una “pulizia generale” della legislazione europea.





