L’Italia non ha inviato carichi militari all’Ucraina per circa dieci mesi, scrive La Repubblica. Il nuovo, 13° pacchetto di aiuti, secondo il quotidiano, è pronto, ma la sua approvazione viene rinviata di volta in volta. L’ultimo, il 12° pacchetto, è stato concordato nel novembre 2025: il decreto è stato firmato dal ministro della Difesa Guido Crosetto con il consenso dei ministri degli Esteri e dell’Economia, e la sua pubblicazione è stata annunciata all’inizio di dicembre.
La composizione del 13° pacchetto è riservata. Secondo dati non confermati dei media italiani, potrebbero entrarvi sistemi antiaerei SAMP/T, missili Aster, radar e generatori per le infrastrutture civili. Perché il pacchetto entri in vigore, il decreto devono firmarlo Crosetto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo La Repubblica, tutto dipende da una decisione politica della premier Giorgia Meloni.
Le scadenze sono state spostate in sequenza: prima luglio, poi settembre, poi il congresso della Lega, e ora le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del 3 novembre. Roma, scrive il quotidiano, attende i risultati per capire la linea di Donald Trump.
Un’altra ragione sono le divergenze nella coalizione di governo. Il 25 ottobre, al congresso di Milano, Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, è stato rieletto segretario (465 voti contro 146) e ha dichiarato: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Ha promesso di sollevare la questione in Consiglio dei ministri. La data della discussione non è ancora stata fissata.
Gli alleati di coalizione hanno risposto pubblicamente. Tajani ha detto che l’Italia sosterrà l’Ucraina «finché sarà necessario» e che il nuovo pacchetto sarà inviato presto. Crosetto ha dichiarato che la linea del paese sull’Ucraina «non può cambiare». A settembre, tuttavia, lo stesso Crosetto aveva detto che «a oggi il pacchetto non esiste» e che sarà pronto quando ci sarà un aiuto «veri, reali e non formali».
Il governo ha poco tempo: l’autorizzazione parlamentare al trasferimento di materiali militari a Kiev è valida solo fino al 31 dicembre 2026. Se non sarà prorogata, cesseranno di essere in vigore i decreti sulle forniture militari, mentre gli aiuti umanitari, finanziari e diplomatici saranno mantenuti. L’opinione pubblica italiana, secondo le stime di La Repubblica, è in gran parte contraria alle forniture di armi, e le elezioni politiche dovranno tenersi entro la fine del 2027.





