Lunedì 8 giugno, migliaia di tedeschi si sono radunati alla Porta di Brandeburgo per esprimere il crescente malcontento verso la politica del governo federale guidato dal cancelliere Friedrich Merz. L’iniziativa denominata « Projekt M1llion », promossa da Marcel Baldauf dalla Sassonia, si è presentata come un ampio movimento civico per il cambiamento. Tuttavia, invece dell’obiettivo ambizioso di un milione di partecipanti, il numero reale è stato notevolmente inferiore — tra 2.000 e 5.000 persone secondo le varie stime.
I manifestanti, molti dei quali con bandiere tedesche e simboli di pace, scandivano « Merz muss weg » (« Merz deve andarsene ») e « Wir sind das Volk ». L’atmosfera è rimasta prevalentemente pacifica, sebbene la tensione sociale fosse chiaramente percepibile. Gli organizzatori hanno sottolineato il carattere apartitico della manifestazione: i simboli di partito erano vietati per evidenziare l’unità dei cittadini comuni — dai rappresentanti della classe media e degli agricoltori alle famiglie preoccupate.
Cosa preoccupa gli europei nelle richieste dei manifestanti
Al centro dell’attenzione ci sono temi che oggi inquietano non solo la Germania, ma molti paesi dell’UE: l’immigrazione incontrollata, la pressione economica dell’agenda « verde », l’aumento del costo della vita e la percezione di un distacco delle élite dai problemi reali delle persone. Nel piano in 11 punti dell’iniziativa spiccano le richieste principali:
- Dimissioni immediate del governo e nuove elezioni ;
- Controllo rigoroso dell’immigrazione, inclusa la deportazione di criminali e irregolari, nonché la fine delle prestazioni tipo Bürgergeld per i richiedenti asilo ;
- Abolizione della tassa sul CO₂ e riduzione degli oneri energetici per salvare l’industria e le famiglie ;
- Rifiuto delle controverse riforme sanitarie e cancellazione del canone obbligatorio per la radiotelevisione pubblica (GEZ) ;
- Introduzione di elementi di democrazia diretta sul modello svizzero e maggiore responsabilità dei politici.
Questi punti riflettono ansie europee più ampie: il timore di deindustrializzazione dovuto agli alti prezzi dell’energia, la stanchezza per la crisi migratoria che grava sui sistemi sociali e la sfiducia nelle istituzioni tradizionali. In un contesto di sfide economiche e instabilità geopolitica (inclusi i sostegni all’Ucraina), questi umori trovano eco in una parte della popolazione, specialmente nei Länder orientali.
Realtà della mobilitazione e contesto
Nonostante una campagna attiva su Telegram e sui social network, l’azione non si è trasformata in un movimento di massa. La polizia ha schierato circa 700 agenti. I media mainstream, come DerWesten, hanno definito l’evento un « flop » rispetto alle aspettative iniziali. Gli organizzatori hanno citato possibili ostacoli all’arrivo dei partecipanti, ma il fatto rimane: la mobilitazione è stata inferiore a quanto annunciato.
Parallelamente, a Berlino si svolgevano proteste di sinistra contro la conferenza degli investitori « Super Return » con lo slogan « No ai superprofitti ». Ciò ha evidenziato la profonda polarizzazione della società tedesca.
Ha destato particolare attenzione l’incidente al Bundestag: diversi deputati dell’AfD hanno seguito la manifestazione da un balcone agitando bandiere tedesche, provocando l’intervento della polizia parlamentare.
Sintomo di una crisi più profonda?
« Projekt M1llion » rappresenta un’ulteriore manifestazione del crescente disincanto verso la politica tradizionale. Sebbene l’azione non abbia raggiunto la scala sperata dagli organizzatori, ha evidenziato punti dolenti reali: l’insicurezza economica, i cambiamenti culturali legati all’immigrazione e il desiderio di una maggiore responsabilità del potere. Per l’Europa, dove sentimenti simili si rafforzano dalla Francia all’Italia e ai Paesi Bassi, queste proteste sono un segnale che diventa sempre più difficile ignorare la voce della « maggioranza silenziosa ». In Germania come in molti paesi europei, cresce la richiesta di una politica che metta al centro gli interessi dei propri cittadini, la stabilità economica e la coesione sociale.





