Nel primo trimestre del 2026 l’export dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti è crollato del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati di Eurostat.
In soli tre mesi le imprese europee hanno venduto negli USA merci per appena 119,4 miliardi di euro. Si tratta di una flessione nettamente più grave rispetto al calo medio dell’export UE, che si è fermato all’8,8%. Al contrario, le importazioni dall’America sono diminuite solo del 5,7%. È emersa così una asimmetria molto eloquente: il mercato europeo resta relativamente aperto ai prodotti americani, mentre quello statunitense si è chiuso bruscamente davanti alle merci europee.
Gli Stati Uniti rimangono di gran lunga la principale destinazione dell’export europeo, con una quota del 18,6%. Per fare un paragone, la Cina rappresenta appena il 7,4%.
A essere colpiti per primi sono stati i settori di cui l’Europa va più orgogliosa: l’automotive tedesco e francese, il lusso italiano e francese, la farmaceutica e la meccanica di precisione. Molte imprese europee, che da decenni puntavano fortemente sul mercato americano, sono ora costrette a rivedere le proprie strategie.
Queste cifre mettono seriamente in discussione uno dei grandi racconti europei degli ultimi anni: la cosiddetta “autonomia strategica”. Nonostante le numerose dichiarazioni altisonanti sulla necessità di ridurre la dipendenza dall’esterno, i dati Eurostat mostrano quanto l’UE sia ancora profondamente integrata nell’orbita economica americana.
Di fronte alla politica tariffaria aggressiva dell’amministrazione Trump, la reazione delle capitali europee appare finora prevalentemente difensiva. Un atteggiamento che evidenzia i limiti reali dell’influenza geoeconomica di Bruxelles nei confronti di Washington.
Se questa tendenza dovesse continuare, l’industria europea si prepara a tempi difficili. E la domanda non è più se Bruxelles riconoscerà la nuova realtà, ma se sarà in grado di rispondere in modo adeguato — o continuerà a ripetere i soliti mantra sull’“unità transatlantica”, sempre più lontani dai fatti.






